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Lifestyle

La regola delle 3R: recupera, ricicla, riusa

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Il concetto di moda circolare fonda le sue basi sui principi dell’economia circolare, cioè la capacità di riprodursi da sola senza intaccare le risorse del nostro pianeta. Il risultato è una moda sostenibile, etica e responsabile.

Il cerchio si basa su un modello di produzione e consumo sostenibili, in cui i materiali e prodotti vengono recuperati, riciclati e riutilizzati, riducendo sprechi ed emissioni. Questo è importante perché l’industria della moda genera circa 20 milioni di tonnellate di rifiuti ogni anno ed è responsabile di oltre il 10% dei gas serra.

La circolarità della moda è una valida alternativa per sostituire il modello prendi-consuma-butta con un modello recupera-ricicla-riusa. Questo processo è un arricchimento per la società poiché trasforma i rifiuti in materiali che possono essere reimmessi nella catena del valore. Il mondo della moda essendo un’industria molto importante a livello globale può ambire a diventare un trend setter non solo sulle passerelle, ma anche nella lotta al cambiamento climatico.

Per comprendere il principio su cui si fonda la moda circolare bisogna modificare la nostra metodologia di pensiero sulla vita di ogni singolo indumento. Le materie prime che vengono adoperate si suddividono in due tipologie:

  1. I materiali naturali, che possono essere nuovamente introdotti nella biosfera (ad esempio il cotone)
  2. I materiali tecnici, il cui avvenire prevede l’arte del riciclo, quindi del riutilizzo (ad esempio il poliestere)

È fondamentale iniziare a pensare come fosse un cerchio che non mette in conto delle uscite. I tessuti che entreranno nella moda circolare finiranno per avere una forma differente come anche il loro modo di esistere, ma comunque rimarranno perennemente all’interno del cerchio. Il primo passaggio che si attua è quello di scegliere dei composti non contaminati e allo stesso tempo riciclabili, quindi dei tessuti naturali e non sintetici. Così facendo decliniamo all’istante il pericolo di riversamento di microplastiche che avviene durante la lavorazione del prodotto e anche nelle nostre case a causa dei lavaggi. Purtroppo, questo processo può rivelarsi più complicato quando le fibre all’interno di un capo vengono miscelate. È molto importante quindi prediligere prodotti composti da fibre naturali in quanto più facili da riciclare.

Come è ormai appurato, moda e inquinamento sono argomenti strettamente collegati tra loro. Uno dei maggiori problemi che sta divorando il pianeta è la moda low cost, spesso associata al termine fast fashion.

La fast fashion prevede la produzione di milioni di capi ogni giorno, consumando risorse naturali, energia e spesso sfruttando manodopera a basso costo. Per quanto tutte le catene di distribuzione parlino di sostenibilità, metterla in pratica è piuttosto complicato e in questo ambito entra in gioco la slow fashion. Si tratta di indumenti qualitativamente buoni e più duraturi nel tempo. Molti artigiani basano il loro lavoro sulla moda circolare, ed è essenziale comprendere che un capo composto da materiali riciclati non è di qualità inferiore a uno composto da materiale vergine.

Secondo Orsola De Castro, pioniera dell’up-cycling, la regola d’oro è “l’indumento più sostenibile è proprio quello che si trova nel tuo armadio”. Infatti, una ricerca condotta dal Boston Consulting Group ha dimostrato come ci si stia indirizzando molto verso gli abiti usati: entro cinque anni il mercato crescerà del 15-20% passando dai 30-40 miliardi attuali a 64 miliardi di dollari nel 2024.

Negli ultimi anni, il tema della moda sostenibile è sulla bocca di molti, non solo per una questione di inquinamento e sprechi ma anche per quanto riguarda la maggiore accessibilità ai beni di lusso, fino a poco tempo fa destinati solo a una fascia ristretta. Di riflesso, nel 2009, Fanny Moizant decide di fondare insieme a Sophie Hersan “Vestiaire Collective”, piattaforma di e-commerce che propone prodotti di lusso second-hand. L’obiettivo era quello di permettere ai propri utenti di prolungare la vita dei loro capi e di entrare in una mentalità sostenibile e circolare. Di recente, la società ha ottenuto la certificazione B Corp ed è stata la prima app di moda di seconda mano ad aver conseguito questo risultato. Attualmente “Vestiaire Collective” ha intrapreso una roadmap per la riduzione delle emissioni di Co2, lavorando per diminuire le distanze di spedizione attraverso la promozione delle transazioni locali e il potenziamento della spedizione diretta.

Cos’è e come funziona? Si parla di una app gratuita, disponibile in moltissimi paesi, che permette di vendere e acquistare capi d’abbigliamento firmati di seconda mano. È possibile installarla tramite App Store o Google Play, oppure usufruirne tramite il sito vestiairecollective.com. Oltre che vendere, acquistare o scambiare scarpe, accessori o vestiario, è disponibile anche una sezione dedicata agli articoli per la casa.

Utilizzare “Vestiaire Collective” è molto semplice ed intuitivo. Per poter usufruire dei servizi, è necessario iscriversi gratuitamente al sito o all’app.

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Il rapporto tra case e benessere psicofisico…

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La casa in cui abitiamo influenza la nostra salute mentale e questo lo dimostra anche uno studio dell’Istituto Politecnico di Milano. Ecco cosa dovrebbe avere la casa ideale per poter vivere con serenità e beatitudine.

Secondo i dati raccolti dal Politecnico di Milano e l’Università di Genova, una persona su quattro ha sofferto di sintomi ansiosi durante il periodo di lockdown. Tra la popolazione, c’è chi ha presentato una sintomatologia più marcata rispetto a chi ha avuto sintomi lievi o addirittura assenti. Tra le cause di questo malessere c’è sicuramente come esempio quello dell’abitare in una casa di superficie inferiore ai 60 mq.

Ma la nostra saluta mentale non dipende solo dalla dimensione della casa in cui abitiamo ed è proprio qui che entra in gioco l’arredamento. Diversi sono gli elementi che dovrebbero essere presenti nella nostra casa, come un’illuminazione naturale, un confort acustico, la presenza di verde e l’arredo di interni che con la scelta di determinati mobili e oggetti, possono farci percepire un ambiente più piacevole. Motivo per il quale affidarsi a un interior designer ha molti vantaggi.

Infatti la figura dell’interior design è l’arte che consente di valorizzare uno spazio interno per renderlo più accogliente e piacevole per chi ci vive o lo frequenta. Sotto questo punto di vista è una figura che ci aiuta a risparmiare tempo e volendo anche denaro. È lui/lei che si occupa a 360°di monitorare tutti i vari compiti che comporta un restyling alla propria abitazione. Prima dell’inizio dei lavori si accerta che tutto sia bene organizzato, durante i lavori verifica che tutto proceda senza intoppi e dopo la chiusura del cantiere si assicura che sia tutto conforme alle aspettative del cliente, facendoci risparmiare così ore e ore di ricerche e mal di testa vari per trovare delle soluzioni per la nostra casa.

L’interior designer quindi si occupa veramente di tutto: dall’ideazione della proposta alla messa a punto del progetto, dalla ricerca delle aziende e dei professionisti da coinvolgere alla loro supervisione, dalla realizzazione delle opere murarie al completamento dello spazio con tutti i particolari desiderati, compresi i tessuti, i tappeti, i quadri, i soprammobili. Inoltre, al contrario di come molti pensano, la spesa in genere è inferiore di quanto ci si aspetti e minima se rapportata al tempo e ai soldi che avere una figura di questo tipo al proprio fianco fa risparmiare, occupandosi di tutto al posto del cliente ed evitando disguidi, errori, contrattempi.

“È evidente che i luoghi dell’abitare hanno un’influenza potente sulla nostra salute mentale e la avranno sempre di più in futuro”spiegano i ricercatori.

Creare una casa accogliente non è così facile come sembra. Occorre un mix tra gusto ed esperienza. La bravura di un professionista sta proprio nel riuscire a progettare una casa che ha un filo conduttore armonico tra le stanze e i pezzi da lui selezionati. L’equilibrio tra colori, finiture, tessuti e materiali è un aspetto essenziale per una casa che vuole raccontare una storia e diventare un ambiente sereno per assicurare il benessere psicofisico di chi li abita.

Il tuo Interior design studio di fiducia…

Il nostro studio di progettazione e interior design ha sede a Milano. Possiede una fitta rete di professionisti e artigiani coinvolta a più livelli collaborativi fin dalle fasi preliminari di progetto e attiva anche nell’ambito del cantiere. Ci sarà sempre del Milano Studio.

personale disponibile via telefono o via mail per fissare un incontro e capire insieme la possibilità di iniziare una collaborazione. Fissa qui un appuntamento senza impegno!

“Una Progettazione degli Interni Completa. Un Percorso che Guida la Rinascita di ciò che già c’era e che Segna la Strada di ciò che sarà” Dome Milano Studio.

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4 capi must-have per non rinunciare allo stile neanche a lavoro

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Il workwear diventa una tendenza quotidiana.

Da secoli le persone indossano abiti specifici per ogni tipologia di lavoro. Lo scopo per il quale è nato questo tipo di abbigliamento è quello di proteggere il lavoratore ed evitare infortuni sul luogo di lavoro. Già nel XVII secolo venivano usati grembiuli da lavoro protettivi dai minatori e zoccoli in legno dai contadini per lavorare in ambienti particolarmente sporchi e per salvaguardare le proprie scarpe. Nel medioevo l’abbigliamento da lavoro serviva a distinguere il ceto sociale di una persona: che si tratti di un cappello, di un pantalone o di una camicia, ogni indumento dava modo di determinare il settore artigianale in cui lavorava una determinata persona.

Nel XVIII secolo, con l’avvento della rivoluzione industriale, sempre più posti di lavoro venivano creati ed implicavano numerosi rischi a causa delle prime macchine industriali che venivano utilizzate. Esponenzialmente, l’abbigliamento da lavoro veniva rinnovato. Infatti, furono ideati dei capi per l’edilizia e per minatori che erano al contempo robusti e facili da lavare.

A fine del XIX secolo il jeans si affermò come il pantalone da lavoro più utilizzato, il quale però non permetteva una protezione in caso di situazioni rischiose.

Dunque, con la grande evoluzione tecnologica del ventunesimo secolo iniziano a nascere capi d’abbigliamento sempre più specifici, resistenti e facili da lavare, adatti ad ogni tipo di pericolo sul lavoro. Hanno origine così altri due grandi quesiti, quello meramente economico: saranno le aziende a pagare o il singolo lavoratore? E quello sociale, nel quale i lavoratori, operai e artigiani non vogliono solo capi funzionali, ma indumenti che si ispirino al mondo della moda e che abbiano anche tecnologie innovative che permettano di lavorare meglio, facendo meno fatica.

Avverrà così un’importante rivoluzione dove l’abbigliamento del lavoratore rappresenterà l’immagine dell’azienda che possa essere più chiara e riconoscibile possibile. Pertanto, in seguito a tali richieste, nasce l’industria del workwear nella quale vengono progettati capi antinfortunistica utilizzando i codici estetici del mondo del design e della moda. Si è arrivati in questo modo, per esempio, a scarpe antinfortunistiche che hanno il design e la progettazione delle scarpe da tempo libero.

Ad oggi, il mondo dell’antinfortunistica si sta notevolmente evolvendo con grandi cambiamenti di tipo tecnologico e di tipo stilistico. Per i lavoratori non si tratta più di un problema vestirsi per praticare la propria mansione, anche se notevolmente pericolosa o soggetta a condizioni climatiche incerte.

La scelta di un Personal Protection Equipment di qualità non è un dettaglio nella vita di un impiegato anzi, va a influire sulla vita quotidiana di questo stesso.

Ecco così 4 capi must-have per essere sempre di tendenza nella quotidianità e nelle possibili avversità del lavoro:

Gilet da lavoro in tessuto Soft Shell stretch traspirante antivento e idrorepellente, perfetto per la stagione primaverile e per chi svolge lavori di magazzino, idraulica, autotrasportatori ed agricoltura. Munito di tasca portacellulare per un uso più smart.

Pantalone da lavoro in tela di cotone elasticizzato, con effetto consumato e délavé. Forniti di un doppio tessuto di rinforzo sulle ginocchia e sulla parte posteriore. Perfetti per chi desidera una vestibilità Slim-Fit e uno stile elegante anche durante le ore di lavoro. 

Scarpe antinfortunistiche basse, leggere e comode con tomaia in morbida pelle scamosciata. Ultra traspiranti e puntale in alluminio, antiperforazione, antiscivolo e suola PU/PU infinergy S1P SRC ESD. Utili per chi è quotidianamente a contatto con elementi scivolosi, infiammabili o ambrasivi ma non rinuncia a calore, qualità e design.

Jeans 5 tasche elasticizzato con tasca maxi laterale porta metro e porta martello. Adatti a chi ama la vestibilità Slim-Fit ma che, allo stesso tempo, non può abbandonare la mania denim.

É questo l’intento di U-Power, creare capi workwear che abbraccino le necessità di stile di ogni lavoratore senza abbandonare la sicurezza ma, al contrario, incrementandola con nuovissime e moderne tecnologie. Scopri di più su U-Power dove è possibile approfondire progetti ed innovazioni grazie allo stimolante blog, curato dai professionisti del settore.

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Lifestyle

Il ritorno degli anni 2000

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L’acronimo Y2K deriva dall’espressione inglese Year 2 Kilo e si usa per indicare l’anno 2000. Il suo significato  proviene da un bug informatico, che si manifestò al cambio data tra il 31 dicembre 1999 e il 1°gennaio 2000 in alcuni sistemi di elaborazione dati.

Il revival degli anni duemila, che sta spopolando sui social sotto gli hashtag #y2kstyle #00fashion e profili IG come @thr0back2000s, danno una chiara idea di come i caratteri iconografici che hanno caratterizzato quella decade stiano tornando in voga. Non si parla solo di reboot di serie come Sex & The City e Gossip Girl, l’estetica anni 2000 ha colonizzato le passerelle delle collezioni Spring/Summer 22. Colori fluo, sexiness e vita bassa, sono questi i diktat per la moda della primavera-estate e disegnano una donna seducente e amante di un’estetica che non passa inosservata.

Dopo anni di discussione su temi come la gender equality, la body positivity e la fluidità, irrompe un trend che guarda ad un periodo storico che è stato caratterizzato dalla polarizzazione di ruoli, superficialità, da corpi magri e oggettificati. Probabilmente però gli anni 2000 per la Gen Z, sono un periodo da guardare per riflettere sulla rivoluzione dell’inclusione che si è portata avanti fino ad oggi , su cosa non è andato in passato. Quello che sta succedendo nel mondo della moda, si incontra con l’approccio che la generazione Z sta avendo nei confronti del revival Y2K. Oltre glitter e minigonne, la moda si sta occupando di analizzare una decade che molto spesso si guarda con simpatia, ma che in realtà è stata motore di tutte le battaglie portate avanti riguardanti concetti come la perfezione, il successo e il sesso.

A riproporre i look di questa decade così controversa, sono proprio le icone che hanno segnato lo stile di quegli anni come Britney Spears, JLO, Paris Hilton e Rihanna. Così jeans a vita bassa, mesh top, occhiali da sole a mascherina e top farfalla irrompono di nuovo nei guardaroba del 2022. E sono proprio le case di moda che hanno la forza e il potere di influenzare lo stile della società, a riproporre questo trend.

Un brand che si è sicuramente distinto per aver reinterpretato i codici del brand in chiave 2000s è stato Blumarine. Nicola Brognano, Il nuovo direttore creativo del brand fondato a fine degli anni ’70 da Anna Molinari e Gianpaolo Tarabini, cavalca l’onda del trend dichiarando: “Il mio Blumarine è più sporco, più stronzo, più sexy”.  Così in occasione della presentazione della collezione SS22 del brand, Milano diventa la California del nuovo millennio e Brognano, grazie all’aiuto della stylist Lotta Volkova, riprende il mood di questo viaggio indietro nel tempo, per riportare il divertimento e il sexiness di quella decade. 

Abiti lunghi e trasparenti, pantaloni in chiffon, micro bikini, t-shirt velate, micro shorts, capi con patchwork e golfini bordati in visone… sono questi i capi che contraddistinguono la collection. La donna Blumarine è glam, ama stare al centro dell’attenzione ed è seducente grazie a make up girlish e accessori come micro bag, bandane, stivali altissimi e cinture maxi. 

Scopri anche tu la collezione SS22 di Blumarine firmata Nicola Brognano e immergiti nel trend del momento!

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