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Look up to our beautiful world

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Fino a pochi anni fa quelle sul cambiamento climatico erano soltanto previsioni, verso le quali i governi e persino alcuni esponenti del mondo scientifico mostravano scetticismo. Oggi i fenomeni climatici sono di fronte ai nostri occhi, sempre più frequenti e devastanti, e non ci sono dubbi sulla nostra responsabilità e sull’impatto che le attività dell’uomo esercitano sull’ambiente.

Per “cambiamenti climatici” si intende qualsiasi cambiamento di clima attribuito direttamente o indirettamente ad attività umane, le quali alterano la composizione dell’atmosfera mondiale. Il processo di alterazione del clima naturale è noto già dagli anni Ottanta, ma l’accelerazione avvenuta in tempi recenti è allarmante: gli ultimi cinque anni sono stati, infatti, i più caldi della storia e, a partire da almeno un centinaio di anni fa, si registra che ogni decennio sia stato più caldo di tutti i precedenti. L’aumento e la diminuzione della temperatura globale, in verità, è un processo del tutto naturale, causato dall’emissione nell’atmosfera di sostanze climalteranti chiamate “gas serra”. Senza l’effetto serra, infatti, sarebbe impossibile vivere sulla Terra, in quanto permette il riscaldamento dell’atmosfera terrestre fino ad una temperatura adatta alla vita e contribuisce a favorire l’avvicendamento dei vari cicli climatici. Negli ultimi decenni, però, l’industrializzazione e le attività dell’uomo hanno accelerato questo fenomeno, provocando il rapido aumento della concentrazione di gas serra nell’atmosfera e alterando l’equilibrio energetico del Pianeta.

È ormai certo che le cause delle alterazioni climatiche siano riconducibili a diverse attività umane, come la produzione di energia elettrica da combustibili fossili e l’utilizzo di diesel e benzina per il trasporto pubblico e privato. Questo tipo di operazioni provocano emissioni consistenti di CO2 e ossidi d’azoto, gas la cui concentrazione nell’atmosfera ha raggiunto livelli altissimi ( l’anidride carbonica è aumentata del 147%, il metano del  259% e il protossido di azoto del 123% ). Oltre al settore energetico e a quello dei trasporti, le azioni dell’uomo che si ripercuotono sull’ambiente sono tante:

-l’abbattimento delle foreste per ottenere nuove terre per allevamenti, coltivazioni e insediamenti urbani e industriali,

-i fertilizzanti utilizzati in agricoltura i quali liberano nell’atmosfera grandi quantità di ossidi d’azoto,

-l’incremento della produzione di carne attraverso gli allevamenti intensivi,

-l’industria della moda e i danni ambientali provocati dallo smaltimento dei rifiuti.

La maggior parte, dunque, delle operazioni umane hanno un impatto ambientale, più o mento forte: attualmente l’uomo utilizza il 60% in più delle risorse che la natura riesce a rigenerare. Tutte queste azioni hanno ripercussioni irreversibili sul nostro Pianeta. La problematica più evidente è l’aumento della temperatura media globale, che a sua volta scatena una serie di altre conseguenze come è l’alterazione delle stagioni, con la riduzione del periodo invernale e l’allungamento di quello estivo. Questo cambiamento influisce negativamente su interi ecosistemi, minacciando la sopravvivenza di specie vegetali e animali. Il surriscaldamento globale sta inoltre causando lo scioglimento dei ghiacci che a sua volta provoca l’innalzamento del livello dei mari, intensificando i fenomeni meteorologici estremi come inondazioni e uragani. Evidenti problematiche riguardano anche le precipitazioni, aumentate in modo significativo in alcune zone del pianeta e diminuite drasticamente in altre, comportando lunghi periodi di siccità.

Nonostante le conseguenze delle nostre azioni sull’ambiente siano sempre più evidenti, non si è ancora del tutto consapevoli sull’impatto che hanno dal punto di vista sociale ed economico. L’Agenzia europea dell’ambiente (Eea) ha calcolato, nel periodo che va dal 1980 al 2015, che i danni economici derivanti da eventi climatici catastrofici ammontano a 433 miliardi di euro, solo nell’Unione Europea. Questi dati rappresentano la conferma che i costi per eventuali prevenzioni dell’inquinamento sarebbero di gran lunga inferiori ai costi dei danni all’ambiente e alla salute delle persone coinvolte nei disastri ambientali.  Cresce, infatti, il fenomeno dei “migranti climatici”: la popolazione tende a migrare da luoghi del pianeta in cui le condizioni di vita non sono più sostenibili. Vivere in un ambiente sano deve essere considerato un diritto dei cittadini e, di conseguenza, la tutela dell’ambiente deve diventare una priorità.

L’evidenza del pericolo ambientale non può più essere ignorata e, di fronte a una sfida epocale come quella posta dal cambiamento climatico, è necessario l’impegno e il coinvolgimento di tutti, privati, aziende e governi, con un coordinamento a livello globale indispensabile per limitarne gli effetti. Ognuno di noi, attraverso le scelte quotidiane, può contribuire a contrastare la crisi climatica, intraprendendo azioni che aumentano la sostenibilità ambientale e riducendo al massimo gli sprechi, da quello idrico a quello energetico. Tuttavia, è estremamente necessario un intervento su scala mondiale per frenare le alterazioni del clima terrestre senza compromettere lo sviluppo e il benessere sociale. Le politiche di tutela dell’ambiente stanno assumendo una rilevanza mondiale e sono state attuate anche a livello internazionale (ONU, G7, G20) o sovranazionale (Europa), stabilendo parametri ai quali gli stati nazionali dovrebbero attenersi. La Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici, approvata a New York il 9 maggio 1992, è la risposta pensata a livello internazionale. In particolare, il Protocollo di Kyoto, firmato nel dicembre 1997, strumento attuativo della Convenzione, impegna i Paesi ad una riduzione delle emissioni dei principali gas serra rispetto ai valori del 1990, ma, nonostante l’evidente crisi, non tutti i Paesi vi hanno aderito. Degno di nota è il programma instituito dall’Unione Europea, che ha come obiettivo rendere il continente una zona climaticamente neutra entro il 2050 e trasformare la società in un modello più green e sostenibile. Il piano non si limita a promuovere un maggiore utilizzo di energie verdi, ma propone anche interventi come il corretto impiego delle terre fertili, la riforestazione delle aree dismesse o abbandonate e lo sviluppo di nuovi fonti energetiche pulite.

Purtroppo, ancora oggi gran parte di questi obiettivi vengono disattesi e atteggiamenti fatalisti e negazionisti da parte di molti governi sono estremamente nocivi e aggravano ulteriormente la situazione. Accade ancora troppo spesso che aziende inquinanti godano di profitti maggiori smaltendo le scorie in modo inadeguato o che si diffondano le cosiddette ecomafie: organizzazioni criminali infiltrate nel ciclo di gestione dei rifiuti allo scopo di trarne profitto smaltendoli illegalmente.

Di fronte ad una sfida epocale come quella posta dal cambiamento climatico occorre agire subito, perché le conseguenze dei nostri comportamenti irresponsabili oggi, ricadranno sulle spalle delle future generazioni tra qualche decennio. I dati scientifici sono inequivocabili. Governi e mass media non possono più permettersi di ignorare il problema, credendo di essere in grado di trarne profitto. La situazione è attualmente grave ma ancora riparabile: non possiamo permetterci di indugiare e aspettare di vedere un meteorite a pochi metri dalle nostre teste per credere che sia veramente in rotta di collisione per la Terra. È arrivato il momento di guardare la realtà oggettiva dei fatti e invertire la rotta.

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OPENSEA ED NFT, L’EVOLUZIONE DELL’ARTE

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Nel 2021 il termine NFT e il sito di Opensea sono sempre più al centro dell’attenzione, oggi li andremo ad approfondire. Cos’è un NFT? Il termine sta per Non-Fungible Token, che in italiano si traduce in Gettone digitale non fungibile. Ciò comporta che si tratta di pezzi unici, non sostituibili o replicabili. Un NFT può essere un qualsiasi prodotto digitale creato su internet. Foto, GIF, Testo, Articolo, Video, Meme. Questi NFT però non esisterebbero senza la blockchain. Ma cos’è questa blockchain? Si tratta di un registro digitale dove vengono memorizzate tutte le transazioni di dati che non possono essere manipolati o eliminati. Con l’arrivo della blockchain si è trovato un modo per scrivere su un registro digitale, le informazioni relative ai prodotti. Così nasce la Crypto Art, fenomeno spopolato nell’ultimo anno, che è riuscita a cambiare le vite di migliaia di persone.

Esempio di NFT: Bored Ape Yacht Club

Gli NFT vengono considerati un’evoluzione del mondo dell’arte. In forma digitale. Ma perché una persona dovrebbe spendere soldi su qualcosa che non può nemmeno toccare con mano? Chi acquista un NFT si garantisce la possibilità di rivendicare un diritto sull’opera. Il sito più utilizzato per la compravendita è Opensea. All’interno del quale ci sono migliaia di progetti in NFT acquistabili. Di NFT ne vengono creati migliaia ogni giorno, ma non è mai facile identificare quello che può farvi arricchire. È necessario studiare ed informarsi per individuare il progetto con più potenziale. Per fare ciò basta leggersi articoli e restare aggiornati su social come instagram. Dentro il quale se ne sta parlando sempre di più. Una volta individuato il progetto sul quale volete investire rimane l’ultimo passaggio. Per comprare un NFT non è come andare al supermercato, non ci sono contanti. È necessario comprare Ethereum, la seconda cryptovaluta più grande del mondo.

Per fare ciò vi basta registrarvi su una piattaforma di trading online e comprare la cifra che desiderate. Una volta fatto andate su Opensea e create il vostro account. Da qui cercate l’NFT che più vi interessa. Ce ne sono davvero migliaia, ognuno diverso dall’altro, per cui prendetevi un pomeriggio per studiarveli con calma. Quando sarete pronti trasferite il vostro Ethereum sul vostro account Opensea e il gioco è fatto. Ma una volta che sono proprietario di un NFT come guadagno? Poniamo caso che avete appena comprato il vostro primo NFT, adesso la parte difficile, aspettare. Se avete comprato quello specifico NFT significa che credete in quel progetto, almeno me lo auguro. Da qui in poi dovrete studiarvi l’andamento del progetto sui social, quanto se ne parla e quanto può diventare importante. . Aspettate 4/5 giorni per vedere se i prezzi salgono e valutate se rivendere il vostro NFT per un profitto o aspettare ancora. Ci sono progetti che costavano $1000 di base, ora per meno di centinaia di migliaia di dollari non è possibile acquistarli.

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Beauty

Vegano e Glam: guida alle tendenze beauty 2022

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Porre attenzione alle componenti dei prodotti di bellezza è ormai un passaggio fondamentale  per chi è alla ricerca di una vita più green e sostenibile. Ma cosa significa davvero cosmesi vegan? La prima cosa da sapere è che, all’interno di questo tipo di prodotto, non sono presenti ingredienti di origine animale né derivati dagli animali. Oggi però si tende a fare molta confusione… parlare di prodotti vegani non vuol dire parlare di prodotti bio. Tantissimi brand che utilizzano componenti di origine sintetica infatti possono essere comunque vegani mentre, quelli bio, possono contenere derivati di originale animale, come la cocciniglia o la cera d’api.

Capiamo però insieme quali sono i migliori prodotti (vegan) per essere  sempre al top!

Occhi intensi con l’ombretto messy

Julia Fox e il suo eye-liner bold

La settimana dell’haute couture di Parigi ci ha regalato occhi da gatto, sia dentro che fuori la passerella. Prima fra tutte la star Julia Fox, su un design di Pat McGrath e Kanye West. Anche Chanel e Schiaparelli hanno optato per uno smokey intenso e disordinato per la Couture SS22.

Per ricreare il look vi consigliamo il Super Pomade Vegan Eyeliner, Shadow & Brow Pigment della linea KVD Vegan Beauty. Il prodotto è un fantastico 3-IN-1 adatto come ombretto, eye-liner e crema per sopracciglia. 

Super Pomade Vegan Eyeliner, Shadow & Brow Pigment

Il prodotto ha una una formula mai vista prima, waterproof, cremoso e facile da applicare. Sul sito di KVD Beauty è disponibile in 16 tonalità ultra pigmentate se vi volete divertire con i colori.

Very Pery: per un sorriso dalle sfumature violacee

Camila Cabello, Lady Gaga e Katy Perry

Il colore Pantone 2022 è il Very Peri, sfoggiato da Lady Gaga e Katy Perry, un bellissimo viola ricco e vibrante perfetto per ispirare look femminili e audaci.

Questo bellissimo colore è la vera tendenza che ci accompagnerà nel 2022, perfetto anche per le labbra, nella versione matte ma anche gloss!

Everlasting Liquid Lipstick di KVD Beauty

Per provare questo look audace, magico e green dovete assolutamente provare l’ Everlasting Liquid Lipstick “Roxie” di Kat Von D. Questo rossetto liquido vegano scivola sulle labbra e si fissa in un ricco viola opaco. Il prodotto è formulato con balsami naturali, tra cui vitamina E e cera di semi di girasole, per un’applicazione ultra liscia e che non risulta pesante sulle labbra.

Ora non vi resta che andare a scoprire la meravigliosa linea di prodotti Vegan KVD Beauty e sfoggiare look incredibili!

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Lifestyle

La regola delle 3R: recupera, ricicla, riusa

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Il concetto di moda circolare fonda le sue basi sui principi dell’economia circolare, cioè la capacità di riprodursi da sola senza intaccare le risorse del nostro pianeta. Il risultato è una moda sostenibile, etica e responsabile.

Il cerchio si basa su un modello di produzione e consumo sostenibili, in cui i materiali e prodotti vengono recuperati, riciclati e riutilizzati, riducendo sprechi ed emissioni. Questo è importante perché l’industria della moda genera circa 20 milioni di tonnellate di rifiuti ogni anno ed è responsabile di oltre il 10% dei gas serra.

La circolarità della moda è una valida alternativa per sostituire il modello prendi-consuma-butta con un modello recupera-ricicla-riusa. Questo processo è un arricchimento per la società poiché trasforma i rifiuti in materiali che possono essere reimmessi nella catena del valore. Il mondo della moda essendo un’industria molto importante a livello globale può ambire a diventare un trend setter non solo sulle passerelle, ma anche nella lotta al cambiamento climatico.

Per comprendere il principio su cui si fonda la moda circolare bisogna modificare la nostra metodologia di pensiero sulla vita di ogni singolo indumento. Le materie prime che vengono adoperate si suddividono in due tipologie:

  1. I materiali naturali, che possono essere nuovamente introdotti nella biosfera (ad esempio il cotone)
  2. I materiali tecnici, il cui avvenire prevede l’arte del riciclo, quindi del riutilizzo (ad esempio il poliestere)

È fondamentale iniziare a pensare come fosse un cerchio che non mette in conto delle uscite. I tessuti che entreranno nella moda circolare finiranno per avere una forma differente come anche il loro modo di esistere, ma comunque rimarranno perennemente all’interno del cerchio. Il primo passaggio che si attua è quello di scegliere dei composti non contaminati e allo stesso tempo riciclabili, quindi dei tessuti naturali e non sintetici. Così facendo decliniamo all’istante il pericolo di riversamento di microplastiche che avviene durante la lavorazione del prodotto e anche nelle nostre case a causa dei lavaggi. Purtroppo, questo processo può rivelarsi più complicato quando le fibre all’interno di un capo vengono miscelate. È molto importante quindi prediligere prodotti composti da fibre naturali in quanto più facili da riciclare.

Come è ormai appurato, moda e inquinamento sono argomenti strettamente collegati tra loro. Uno dei maggiori problemi che sta divorando il pianeta è la moda low cost, spesso associata al termine fast fashion.

La fast fashion prevede la produzione di milioni di capi ogni giorno, consumando risorse naturali, energia e spesso sfruttando manodopera a basso costo. Per quanto tutte le catene di distribuzione parlino di sostenibilità, metterla in pratica è piuttosto complicato e in questo ambito entra in gioco la slow fashion. Si tratta di indumenti qualitativamente buoni e più duraturi nel tempo. Molti artigiani basano il loro lavoro sulla moda circolare, ed è essenziale comprendere che un capo composto da materiali riciclati non è di qualità inferiore a uno composto da materiale vergine.

Secondo Orsola De Castro, pioniera dell’up-cycling, la regola d’oro è “l’indumento più sostenibile è proprio quello che si trova nel tuo armadio”. Infatti, una ricerca condotta dal Boston Consulting Group ha dimostrato come ci si stia indirizzando molto verso gli abiti usati: entro cinque anni il mercato crescerà del 15-20% passando dai 30-40 miliardi attuali a 64 miliardi di dollari nel 2024.

Negli ultimi anni, il tema della moda sostenibile è sulla bocca di molti, non solo per una questione di inquinamento e sprechi ma anche per quanto riguarda la maggiore accessibilità ai beni di lusso, fino a poco tempo fa destinati solo a una fascia ristretta. Di riflesso, nel 2009, Fanny Moizant decide di fondare insieme a Sophie Hersan “Vestiaire Collective”, piattaforma di e-commerce che propone prodotti di lusso second-hand. L’obiettivo era quello di permettere ai propri utenti di prolungare la vita dei loro capi e di entrare in una mentalità sostenibile e circolare. Di recente, la società ha ottenuto la certificazione B Corp ed è stata la prima app di moda di seconda mano ad aver conseguito questo risultato. Attualmente “Vestiaire Collective” ha intrapreso una roadmap per la riduzione delle emissioni di Co2, lavorando per diminuire le distanze di spedizione attraverso la promozione delle transazioni locali e il potenziamento della spedizione diretta.

Cos’è e come funziona? Si parla di una app gratuita, disponibile in moltissimi paesi, che permette di vendere e acquistare capi d’abbigliamento firmati di seconda mano. È possibile installarla tramite App Store o Google Play, oppure usufruirne tramite il sito vestiairecollective.com. Oltre che vendere, acquistare o scambiare scarpe, accessori o vestiario, è disponibile anche una sezione dedicata agli articoli per la casa.

Utilizzare “Vestiaire Collective” è molto semplice ed intuitivo. Per poter usufruire dei servizi, è necessario iscriversi gratuitamente al sito o all’app.

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