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Come i film tramandano le fiabe

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Le fiabe sono racconti popolari fantastici, hanno origini antiche e raccontano vicende dalla morale non sempre chiara. Si tratta di narrazioni di magia e di mistero, in cui coesistono le forze del bene e del male. Tra le ipotesi riguardanti le origini delle fiabe, si teorizza che risalgano a epoche preistoriche e che da allora abbiano subito mutazioni adattandosi ad ogni tempo e luogo.

La prima raccolta di fiabe scritte è quella araba delle Mille e una Notte che riporta storie indiane, egiziane e persiane.

In Europa invece, è stato lo scrittore Charles Perrault nel Seicento a prendersi l’incarico di riunire nel libro “I racconti di mamma l’Oca”, storie ancora oggi note quali Il Gatto con gli Stivali, Barbablù, La Bella Addormentata, Cenerentola e Cappuccetto Rosso.

Ma la raccolta più memorabile fino ad oggi è stata quella dei fratelli Grimm, che nell’Ottocento pubblicarono il libro “Fiabe per bambini e famiglie”, in cui trascrissero duecento fiabe appartenenti alla tradizione popolare, tra cui Biancaneve, Pollicino, Hansel e Gretel, I Quattro Musicanti di Brema. L’intento della loro opera era di fornire un manuale di buone maniere per i più piccoli, ma soprattutto di riunire e tramandare storie appartenenti al folclore tedesco in previsione dell’arrivo delle truppe di Napoleone, che all’epoca stava rapidamente espandendo il suo impero.

Fratelli Grimm

Il loro lavoro ispirò diversi autori, tra cui il danese Hans Christian Andersen, che si dedicò ad arricchire con la sua immaginazione fiabe popolari, creando storie indimenticabili come la Sirenetta.

In Italia nel 1550 Gianfrancesco Straparola inserì nella sua opera “Le piacevoli notti” fiabe di origine popolare raccolte nel Veneto. Successivamente, nel 1634, Giambattista Basile fece la più grande raccolta di storie italiane all’interno del testo “Lo cunto de li cunti overo lo trattenemiento de’ peccerille”, anche conosciuto come “Lo Pentamerone”.

Si tratta di narrazioni tramandate di generazione in generazione per secoli: La Bella e la Bestia ha origini risalenti a 4000 anni fa, mentre Jack e la Pianta di Fagioli Magici ne ha addirittura 5000. Ma la fiaba più antica in assoluto si intitola Il Fabbro e il Diavolo ed è riconducibile all’epoca della scoperta del bronzo, ovvero 6000 anni fa.

Al tempo sopravvivono solo le storie più forti che lentamente perdono i dettagli superflui. Per questo motivo la trama e i personaggi sono semplici e si adattano a qualsiasi epoca e luogo. Ad esempio, la presenza di così tante matrigne cattive nelle fiabe è dovuta all’alta frequenza fino al ventesimo secolo delle morti di parto.

Disney ha avuto un ruolo chiave nella conservazione delle fiabe. Con i suoi film, da una parte ha creato una propria versione delle storie, ma dall’altra ha contribuito a mantenere vive nella nostra memoria narrazioni che altrimenti sarebbero andate perse.

La multinazionale statunitense ha contribuito con le sue produzioni alla creazione di nuove fiabe e alla diffusione del folclore popolare. Il film “Coco” ha fatto conoscere al mondo le tradizioni messicane sull’importanza del ricordo degli antenati, mentre “Oceania” ha raccontato le credenze polinesiane sulla cura della propria comunità.

L’ultima creazione firmata dalla Disney è il film “Encanto”, un esempio calzante di fiaba. Magia e mistero sono alla base della narrazione che, come da manuale, segue la struttura di questo genere letterario: la protagonista affronta una serie di ostacoli e alla fine riceve una ricompensa; immancabile il gran finale “E vissero tutti felici e contenti”.

Il film racconta della famiglia Madrigal, che grazie a una candela magica ha ottenuto dei poteri e una splendida casa incantata. Soltanto la giovane Mirabel non ha ricevuto un dono dal lume ma sarà proprio lei nel momento del bisogno a poter aiutare la famiglia a recuperare i poteri.

Il musical, pur essendo ambientato in una città inventata, è un inno alla Colombia: musica, cibo, abiti, fauna e flora sono tutti caratteristici del paese latino-americano.

Encanto è disponibile sulla piattaforma Disney+ insieme ad una vasta gamma di produzioni cinematografiche firmate dalla multinazionale.

Le fiabe sono come un filo rosso che si tramanda di generazione in generazione e che è capace di unire diversi continenti e il loro folclore. Sono in grado di superare le differenze perché parlano di esperienze umane e raccontano di problemi rilevanti per tutti a prescindere dal proprio tempo.

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OPENSEA ED NFT, L’EVOLUZIONE DELL’ARTE

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Nel 2021 il termine NFT e il sito di Opensea sono sempre più al centro dell’attenzione, oggi li andremo ad approfondire. Cos’è un NFT? Il termine sta per Non-Fungible Token, che in italiano si traduce in Gettone digitale non fungibile. Ciò comporta che si tratta di pezzi unici, non sostituibili o replicabili. Un NFT può essere un qualsiasi prodotto digitale creato su internet. Foto, GIF, Testo, Articolo, Video, Meme. Questi NFT però non esisterebbero senza la blockchain. Ma cos’è questa blockchain? Si tratta di un registro digitale dove vengono memorizzate tutte le transazioni di dati che non possono essere manipolati o eliminati. Con l’arrivo della blockchain si è trovato un modo per scrivere su un registro digitale, le informazioni relative ai prodotti. Così nasce la Crypto Art, fenomeno spopolato nell’ultimo anno, che è riuscita a cambiare le vite di migliaia di persone.

Esempio di NFT: Bored Ape Yacht Club

Gli NFT vengono considerati un’evoluzione del mondo dell’arte. In forma digitale. Ma perché una persona dovrebbe spendere soldi su qualcosa che non può nemmeno toccare con mano? Chi acquista un NFT si garantisce la possibilità di rivendicare un diritto sull’opera. Il sito più utilizzato per la compravendita è Opensea. All’interno del quale ci sono migliaia di progetti in NFT acquistabili. Di NFT ne vengono creati migliaia ogni giorno, ma non è mai facile identificare quello che può farvi arricchire. È necessario studiare ed informarsi per individuare il progetto con più potenziale. Per fare ciò basta leggersi articoli e restare aggiornati su social come instagram. Dentro il quale se ne sta parlando sempre di più. Una volta individuato il progetto sul quale volete investire rimane l’ultimo passaggio. Per comprare un NFT non è come andare al supermercato, non ci sono contanti. È necessario comprare Ethereum, la seconda cryptovaluta più grande del mondo.

Per fare ciò vi basta registrarvi su una piattaforma di trading online e comprare la cifra che desiderate. Una volta fatto andate su Opensea e create il vostro account. Da qui cercate l’NFT che più vi interessa. Ce ne sono davvero migliaia, ognuno diverso dall’altro, per cui prendetevi un pomeriggio per studiarveli con calma. Quando sarete pronti trasferite il vostro Ethereum sul vostro account Opensea e il gioco è fatto. Ma una volta che sono proprietario di un NFT come guadagno? Poniamo caso che avete appena comprato il vostro primo NFT, adesso la parte difficile, aspettare. Se avete comprato quello specifico NFT significa che credete in quel progetto, almeno me lo auguro. Da qui in poi dovrete studiarvi l’andamento del progetto sui social, quanto se ne parla e quanto può diventare importante. . Aspettate 4/5 giorni per vedere se i prezzi salgono e valutate se rivendere il vostro NFT per un profitto o aspettare ancora. Ci sono progetti che costavano $1000 di base, ora per meno di centinaia di migliaia di dollari non è possibile acquistarli.

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Beauty

Vegano e Glam: guida alle tendenze beauty 2022

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Porre attenzione alle componenti dei prodotti di bellezza è ormai un passaggio fondamentale  per chi è alla ricerca di una vita più green e sostenibile. Ma cosa significa davvero cosmesi vegan? La prima cosa da sapere è che, all’interno di questo tipo di prodotto, non sono presenti ingredienti di origine animale né derivati dagli animali. Oggi però si tende a fare molta confusione… parlare di prodotti vegani non vuol dire parlare di prodotti bio. Tantissimi brand che utilizzano componenti di origine sintetica infatti possono essere comunque vegani mentre, quelli bio, possono contenere derivati di originale animale, come la cocciniglia o la cera d’api.

Capiamo però insieme quali sono i migliori prodotti (vegan) per essere  sempre al top!

Occhi intensi con l’ombretto messy

Julia Fox e il suo eye-liner bold

La settimana dell’haute couture di Parigi ci ha regalato occhi da gatto, sia dentro che fuori la passerella. Prima fra tutte la star Julia Fox, su un design di Pat McGrath e Kanye West. Anche Chanel e Schiaparelli hanno optato per uno smokey intenso e disordinato per la Couture SS22.

Per ricreare il look vi consigliamo il Super Pomade Vegan Eyeliner, Shadow & Brow Pigment della linea KVD Vegan Beauty. Il prodotto è un fantastico 3-IN-1 adatto come ombretto, eye-liner e crema per sopracciglia. 

Super Pomade Vegan Eyeliner, Shadow & Brow Pigment

Il prodotto ha una una formula mai vista prima, waterproof, cremoso e facile da applicare. Sul sito di KVD Beauty è disponibile in 16 tonalità ultra pigmentate se vi volete divertire con i colori.

Very Pery: per un sorriso dalle sfumature violacee

Camila Cabello, Lady Gaga e Katy Perry

Il colore Pantone 2022 è il Very Peri, sfoggiato da Lady Gaga e Katy Perry, un bellissimo viola ricco e vibrante perfetto per ispirare look femminili e audaci.

Questo bellissimo colore è la vera tendenza che ci accompagnerà nel 2022, perfetto anche per le labbra, nella versione matte ma anche gloss!

Everlasting Liquid Lipstick di KVD Beauty

Per provare questo look audace, magico e green dovete assolutamente provare l’ Everlasting Liquid Lipstick “Roxie” di Kat Von D. Questo rossetto liquido vegano scivola sulle labbra e si fissa in un ricco viola opaco. Il prodotto è formulato con balsami naturali, tra cui vitamina E e cera di semi di girasole, per un’applicazione ultra liscia e che non risulta pesante sulle labbra.

Ora non vi resta che andare a scoprire la meravigliosa linea di prodotti Vegan KVD Beauty e sfoggiare look incredibili!

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Lifestyle

La regola delle 3R: recupera, ricicla, riusa

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Il concetto di moda circolare fonda le sue basi sui principi dell’economia circolare, cioè la capacità di riprodursi da sola senza intaccare le risorse del nostro pianeta. Il risultato è una moda sostenibile, etica e responsabile.

Il cerchio si basa su un modello di produzione e consumo sostenibili, in cui i materiali e prodotti vengono recuperati, riciclati e riutilizzati, riducendo sprechi ed emissioni. Questo è importante perché l’industria della moda genera circa 20 milioni di tonnellate di rifiuti ogni anno ed è responsabile di oltre il 10% dei gas serra.

La circolarità della moda è una valida alternativa per sostituire il modello prendi-consuma-butta con un modello recupera-ricicla-riusa. Questo processo è un arricchimento per la società poiché trasforma i rifiuti in materiali che possono essere reimmessi nella catena del valore. Il mondo della moda essendo un’industria molto importante a livello globale può ambire a diventare un trend setter non solo sulle passerelle, ma anche nella lotta al cambiamento climatico.

Per comprendere il principio su cui si fonda la moda circolare bisogna modificare la nostra metodologia di pensiero sulla vita di ogni singolo indumento. Le materie prime che vengono adoperate si suddividono in due tipologie:

  1. I materiali naturali, che possono essere nuovamente introdotti nella biosfera (ad esempio il cotone)
  2. I materiali tecnici, il cui avvenire prevede l’arte del riciclo, quindi del riutilizzo (ad esempio il poliestere)

È fondamentale iniziare a pensare come fosse un cerchio che non mette in conto delle uscite. I tessuti che entreranno nella moda circolare finiranno per avere una forma differente come anche il loro modo di esistere, ma comunque rimarranno perennemente all’interno del cerchio. Il primo passaggio che si attua è quello di scegliere dei composti non contaminati e allo stesso tempo riciclabili, quindi dei tessuti naturali e non sintetici. Così facendo decliniamo all’istante il pericolo di riversamento di microplastiche che avviene durante la lavorazione del prodotto e anche nelle nostre case a causa dei lavaggi. Purtroppo, questo processo può rivelarsi più complicato quando le fibre all’interno di un capo vengono miscelate. È molto importante quindi prediligere prodotti composti da fibre naturali in quanto più facili da riciclare.

Come è ormai appurato, moda e inquinamento sono argomenti strettamente collegati tra loro. Uno dei maggiori problemi che sta divorando il pianeta è la moda low cost, spesso associata al termine fast fashion.

La fast fashion prevede la produzione di milioni di capi ogni giorno, consumando risorse naturali, energia e spesso sfruttando manodopera a basso costo. Per quanto tutte le catene di distribuzione parlino di sostenibilità, metterla in pratica è piuttosto complicato e in questo ambito entra in gioco la slow fashion. Si tratta di indumenti qualitativamente buoni e più duraturi nel tempo. Molti artigiani basano il loro lavoro sulla moda circolare, ed è essenziale comprendere che un capo composto da materiali riciclati non è di qualità inferiore a uno composto da materiale vergine.

Secondo Orsola De Castro, pioniera dell’up-cycling, la regola d’oro è “l’indumento più sostenibile è proprio quello che si trova nel tuo armadio”. Infatti, una ricerca condotta dal Boston Consulting Group ha dimostrato come ci si stia indirizzando molto verso gli abiti usati: entro cinque anni il mercato crescerà del 15-20% passando dai 30-40 miliardi attuali a 64 miliardi di dollari nel 2024.

Negli ultimi anni, il tema della moda sostenibile è sulla bocca di molti, non solo per una questione di inquinamento e sprechi ma anche per quanto riguarda la maggiore accessibilità ai beni di lusso, fino a poco tempo fa destinati solo a una fascia ristretta. Di riflesso, nel 2009, Fanny Moizant decide di fondare insieme a Sophie Hersan “Vestiaire Collective”, piattaforma di e-commerce che propone prodotti di lusso second-hand. L’obiettivo era quello di permettere ai propri utenti di prolungare la vita dei loro capi e di entrare in una mentalità sostenibile e circolare. Di recente, la società ha ottenuto la certificazione B Corp ed è stata la prima app di moda di seconda mano ad aver conseguito questo risultato. Attualmente “Vestiaire Collective” ha intrapreso una roadmap per la riduzione delle emissioni di Co2, lavorando per diminuire le distanze di spedizione attraverso la promozione delle transazioni locali e il potenziamento della spedizione diretta.

Cos’è e come funziona? Si parla di una app gratuita, disponibile in moltissimi paesi, che permette di vendere e acquistare capi d’abbigliamento firmati di seconda mano. È possibile installarla tramite App Store o Google Play, oppure usufruirne tramite il sito vestiairecollective.com. Oltre che vendere, acquistare o scambiare scarpe, accessori o vestiario, è disponibile anche una sezione dedicata agli articoli per la casa.

Utilizzare “Vestiaire Collective” è molto semplice ed intuitivo. Per poter usufruire dei servizi, è necessario iscriversi gratuitamente al sito o all’app.

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