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Moda

Intervista a Serena Pompei, Visionaria romana che ha conquistato Berlino

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1. I tuoi lavori sono sempre molto ricercati e promuovono un’estetica estremamente contemporanea. Chi sono le tue icone nel mondo della moda, ma soprattutto al di fuori di questo universo? 

Nel panorama italiano la mia più grande icona di sempre è, senza dubbio, Miuccia Prada, mentre tra i personaggi più recenti sono una grande ammiratrice dei lavori di Alessandro Michele, soprattutto come sia stato capace di imporre il suo gusto personale sul mercato e come sia stato in grado di rivoluzionare un marchio così importante come Gucci e riportarlo di nuovo in auge. Invece, nel panorama internazionale i personaggi a cui mi ispiro sono: Grace Coddington, Vanessa Reid e Suzanne Koller. 

Al di fuori del mondo della moda ce ne sarebbero davvero troppi, ma, la maggior parte delle volte, quando preparo un editoriale o una campagna, vado a rivedermi i servizi più belli degli anni ‘90, anche se il lavoro che devo svolgere magari non è affine a quel decennio. Gli anni ‘90 sono stati rivoluzionari per tutto il mondo della moda, e credo che nessuno tra gli addetti ai lavori possa farne a meno.

2. Hai studiato a Roma, hai iniziato a lavorare a Milano e ti sei affermata a Berlino. Parlando di moda, cosa accomuna queste tre città e in cosa differiscono totalmente? 

Riuscire a trovare qualcosa che accomuna queste tre città è impossibile, davvero non sarei in grado di rispondere. 

Su cosa differiscono, invece, posso rispondere con molta semplicità. Hanno tre modi del tutto diversi di intendere e di fare moda. Roma è più legata al costume e ai designer italiani che hanno reso celebre il Made in Italy in tutto il mondo , basti pensare a Valentino Garavani, le sorelle Fendi, e Bulgari per i gioielli. Milano, invece, è il presente della moda, il posto, in Italia, dove si produce di più sia in ambito creativo che editoriale, è una fucina di artisti provenienti da tutto il mondo. Berlino, infine, rappresenta la contemporaneità. Il posto ideale per poter sperimentare senza dover seguire nessun canone imposto dal settore, dove le realtà indipendenti la fanno da padrone.

3. Sei stata un’alunna de L’Accademia di costume e moda. Qual è la cosa più importante che hai imparato da studentessa? Perché consiglieresti Roma e l’accademia ad un aspirante fashion editor? 

Quando ho iniziato a studiare in Accademia provenivo da un percorso di studi improntato sul marketing dove la creatività veniva messa un po’ da parte. Una volta arrivata in accademia ho avuto la possibilità di iniziare a capire come funziona davvero il mondo della moda, di cui ero sempre stata affascinata, ma che faticavo a comprenderne le dinamiche. Consiglio questa scuola in primis per la formazione completa che ti da, e poi per la grande fiducia e considerazione che hanno per gli studenti. Infatti durante AltaRoma e Pitti i corsisti vengono coinvolti per lavorare nei dietro le quinte della sfilate. Infine, la consiglio per il meraviglioso ufficio placement, sempre pronto ad aiutare i propri ragazzi a trovare lavori stimolanti presso le case di moda e testate giornalistiche più importanti in Italia e non solo.

4. Sei co-fondatrice di to be confirmed studio, un’agenzia di produzione molto nota nel settore. Avete lavorato per i magazine più gettonati del settore, come Indie Magazine, Tatler Russia, Elle Russia e con alcuni dei personaggi più in voga del nostro tempo, quali Sita Abellan e Miriam Leone. Qual è l’editoriale che ricordi con più piacere? E quale, invece, ti ha dato maggiori soddisfazioni? 

L’editoriale che ricordo con più piacere è il servizio all’intento del numero 64 di Indie Magazine chiamato “Women from another planet”. L’abbiamo scattato a febbrario di quest’anno a Milano durante la settimana della moda e mentre giravamo un programma televisivo. È stata una settimana molto intensa ma piena di divertimento, e sono molto contenta del risultato. 

Mentre i lavori che mi hanno dato più soddisfazioni sono la mia prima cover per Vogue Portugal con Stella Lucia De Opido del dicembre 2018 , ed il servizio curvy all’interno del numero di settembre 2019 di Indie Magazine.

5. Lavorare nella moda all’estero: In cosa gli italiani sono avvantaggiati e in cosa hanno maggiore difficoltà? 

Uno dei vantaggi più grandi che abbiamo, può sembrare scontato, ma è sicuramente essere italiani, essendo riconosciuti a livello mondiale come coloro che la moda non solo la conoscono bene, ma la creano e la producono. Quindi la nostra provenienza diventa il primo biglietto da visita. La difficoltà avviene, come nel mio caso in Germania, quando vivi in una città dove l’inglese non è la lingua madre e spesso i clienti richiedono una buona conoscenza della loro lingua.

6. Qual è il tuo consiglio per le nuove generazioni di creativi che vogliono lavorare nel mondo dell’editoria di moda? 

I consigli che mi sento di dare sono più di uno. Appena laureati raccomando di fare tanta esperienza come assistenti, la gavetta è una cosa importantissima, è Il periodo in cui si comprende davvero come funziona questo mondo. Assumere sempre un atteggiamento umile e rispettoso, ma far emergere sempre la propria personalità e unicità sin da subito. In conclusione consiglio sempre di fare uno stage all’estero, perché completa il proprio bagaglio di esperienze acquisite, ed una volta rientrati in Italia si possono avere più opportunità di lavoro.

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Moda

Le 5 bag più iconiche di sempre

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1. Chanel 2.55

Rappresenta Coco Chanel in persona, la 2.55 deve il suo nome alla data in cui fu svelata: il febbraio dell’anno 1955. Mademoiselle Gabrielle nascondesse nella patta tutte le lettere dei suoi amanti e che la trama impunturata, il tipico matelassé, si ispirasse ai giubbotti dei garzoni di scuderia che Chanel vedeva sulle piste da corsa.

2. Lady dior

In origine, quando nacque nel 1994, si chiamava ‘Chouchou’ ma appena due anni dopo fu ribattezzata Lady Dior in onore della principessa Diana che per quella borsa andava ‘matta’. È in agnello con le inconfondibili impunture “Cannage”, manici da portare a mano, e charm lettering pendenti che formano il nome della Maison.

3. Birkin di Hermes

Nasce da un incontro, quello su un aereo tra Jane Birkin, appena lanciata nel cinema d’autore, e Jean-Louis Dumas, che all’epoca aveva preso da cinque anni il comando della casa di moda fondata dal suo bisnonno. Jane Birkin fece cadere dalle mani la sua agenda Hermès da cui fuoriuscì una moltitudine di fogli. Il suo vicino, da vero gentiluomo, la aiutò a raccoglierli. Lei lamentò che nessuna agenda fosse in grado di contenere tutti i suoi fogli e, al contempo, nessuna borsa possedesse un numero sufficiente di tasche. Lui si presentò e le promise di disegnare la borsa dei suoi sogni.

4. Jackie o di Gucci

Una hobo bag in pelle da portare a spalla che prende il nome daJacqueline Kennedy. Nelle foto sui tabloid che la immortalavano in coppia con Aristotele Onassis, dopo la morte di John Fitzgerald Kennedy, non mancava mai sulla sua spalla l’icona di Gucci. Da qui il nome della it-bag di casa.

5. Speedy di Louis Vuitton

Il bauletto, per antonomasia, è una delle borse più note della Maisonfrancese. Nata negli anni 30 e disponibile in cinque diverse misure, è realizzata in canvas – tela gommata – con stampa logo all over. I manici sono in vacchetta naturale, un materiale chiaro che si scurisce con l’utilizzo, mentre le parti metalliche sono in ottone.

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Moda

I 5 capi che non possono mancare nel guardaroba femminile

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1. Un paio di Jeans

Difficile trovare un capo più versatile e universale di un jeans. Inventati dal sarto Jacob Davis nel 1871 e brevettati due anni dopo da Levi Strauss i pantaloni in denim sono ormai praticamente indispensabili. Ogni stagione avrà le sue declinazioni, i suoi modelli e le sue sfumature, ma un classico blue jeans, insomma, non potrà mai mancare nel nostro guardaroba. Che li si preferisca leggermente svasati, a sigaretta, skinny o con risvolto, i jeans rappresentano sempre una garanzia. Starà a noi abbinarli al top e agli accessori giusti, a seconda delle occasioni, per renderli smart, con camicetta e blazer, o più casual con t-shirt e sneakers. E con il tacco giusto potranno risolverci anche gli outfit per le serate più glam.

2. Una camicia bianca

Indispensabile per i look più formali, la camicia bianca è perfetta anche per gli outfit casual. Tutto sta a come la si abbina. Elegante con un tailleur, potrà diventare più sbarazzina su un paio di jeans e un paio di scarpe sportive. Con colletto e maniche lunghe nella sua versione più classica può trovare mille varianti con altre tipologie di scollatura e maniche di varia lunghezza, o polsini risvoltati. In ogni caso potrà essere il capo passe-partout per tantissimi look.

3. Un blazer

Un capo da acquistare a occhi chiusi con un taglio a uomo classico hai fatto centro. Il suo lato androgino è il tocco che può rendere interessante ogni look. Si può indossare in modo elegante con una gonna al ginocchio o un pantalone nero, in versione più easy con un jeans oppure appoggiarlo alle spalle sopra a un abito leggero. Il blazer è un capo versatile che si abbina dalle sneakers ai tacchi alti senza problemi.

4. Un tubino nero

Da sempre sinonimo di eleganza, come ci suggerisce Coco Chanel con la “petite robe noire” ogni donna sarebbe stata perfetta in ogni occasione. Ed è proprio così; questo capo intramontabile permette di risolvere in un lampo qualsiasi dubbio stilistico e di sentirsi a posto anche a eventi impegnativi. Inoltre basta un accessorio diverso per rivoluzionarla: spille, cerchietti di strass, scarpe, clutch, stole, gioielli permettono di indossarla ogni volta come fosse la prima.

5. Un décolleté

Eleganti, sensuali e iper femminili, slanciano ed esaltano la nostra andatura come nessun’altra scarpa. La décolleté è è un vero must per tutte le occasioni, dal colloquio di lavoro al matrimonio, ma sono perfette anche con un paio di jeans, un chiodo di pelle e una t-shirt sotto per un look più rock . Un modello che ha fatto la storia e continua a farla in tutte le sue forme e colori.

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Moda

PERCHE’ LA LOGOMANIA NON SMETTERA’ MAI DI ESSERE LA PROTAGONISTA

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Valentino boots cc mytheresa

E’ ufficiale, chi pensava che questo trend si fosse affievolito si sbagliava, è tornato alla ribalta più che mai in questo 2020, dove le semplici uscite, appuntamenti mondani, gite in città, sono state messe da parte per via della quarantena, in strada quelle poche volte che è permesso concedersi una passeggiata in centro, dopo lunghe giornate passate in pigiama, non ci si fa scappare l’occasione di agghindarsi e poter sfoderare gli accessori firmati dei nostri brand preferiti. Che siano scarpe, capelli, cinte, borse, tutti rigorosamente dalle forme e da un allure riconoscibile che richiamano i brand del momento. Se le cinture con logo hanno avuto il loro boom nella scorsa stagione, in questo periodo invernale sono gli stivali a farla da padrona, con il potere di rendere qualsiasi outfit chic e audace, gli stivali con logo camminano per tutte le città e sono il trend del momento.

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